PAN 1/03, pag. 3

Art Ensemble of Chicago
Steven Bernstein
Dave Douglas
Di Puccio/Birro/Ghetti/Fabbri
Franco D'Andrea/Luis Agudo

Art Ensemble fo Chicago

Art Ensemble of Chicago Quando apparvero alla fine degli anni Sessanta, nati nell'ambito dell'AACM di Chicago (Association for the Advancement of Creative Musicians, avanguardia artistica, sociale e politica, fondata e diretta da Muhal Richard Abrams), si discostavano dagli altri artisti della new thing (a parte Sun Ra): i quattro dell'AEOC (cinque dal 1970 con l'aggiunta di Don Moye) non si limitavano, allora come oggi, a suonare, ma gestivano una sorta di rito metalinguistico che consumavano con il pubblico, il palco trasformato in altare. Il loro apporto allo sviluppo della musica afro-americana - rivoluzionario nello spirito quanto nella strumentazione - era diretto verso lo spettacolo totale, con un happening provocatorio e liberatorio che mescolava linguaggio musicale e linguaggio scenico: musica, immagine, azione e testo recitato, alternando "storia e attualità, riferimenti e parodie, serio e faceto" della Great Black Music. Dal 1969 al 1973 registrano una quindicina di album (da A Jackson In Your House, Byg Actuel, a Fanfare For The Warriors, Atlantic), ritornando in sala di incisione solo nel 1979 con Nice Guys per la ECM, preferendo riunirsi per tournée internazionali, che oggi continuano nonostante nel 1999 sia scomparso Lester Bowie, non sostituito perché insostituibile. Il gruppo ha riaccolto di recente nelle proprie file un altro dei suoi membri fondatori, il sassofonista Joseph Jarman, che nella metà degli anni Novanta aveva abbandonato i compagni per dedicarsi a studi spirituali.

Art Ensemble Of Chicago "Reunion": Imola BO (15/4).


Steven Bernstein

foto: Mike Schreiber
Steven Bernstein's Sex Mob "Sex Mob" forse perché la loro musica potrebbe in effetti essere definita sexy: è una musica disinvolta, disinibita, piena di charme, un pochino frivola, ma sempre pungente ed allusiva, che coniuga la bravura esecutiva con la volontà di intrattenere, far ballare, far sorridere.
L 'irriverenza della tromba "a tiro" di Steven Bernstein e del sax di Briggan Krauss, supportati dalla ritmica implacabile della ditta Scherr & Wollesen, tritura ogni luogo comune fatto digerire dal music business. I dischi dei Sex Mob sono: Din Of Inequity (Columbia), Solid Sender (Knitting Factory Records) e Sex Mob Does Bond (Ropeadope). Il leader è Steven Bernstein, tra i capo-fila della musica polimorfa che si ascolta in club come il Tonic e la Knitting Factory a Manhattan. Ha lavorato accanto a cantanti jazz come Mel Torme e in gruppi avant-garde come Lounge Lizards, ha curato le musiche di film come "Kansas City" di Altman e "Get Shorty", ha inciso ottimi dischi per la Tzadik, ospitando anche Sam Rivers.

Steven Bernstein Sex Mob: Correggio RE (23/5).


Dave Douglas

Dave Douglas Il trombettista, compositore e bandleader Dave Douglas, nato nel 1963 a Montclair (New Jersey) è fra i più popolari jazzisti in attività. È un talento in continua evoluzione: lo conferma la varietà dei gruppi che dirige, sempre calati in una dimensione di vibrante contemporaneità, dal Tiny Bell Trio degli esordi al gruppo d'archi Parallel Worlds, dall'ottetto elettrico Sanctuary ai suoi Quartet e Sextet, da Witness al New Quintet (con Uri Caine), così come i recenti lavori che esplorano i punti di convergenza fra improvvisazione e musica elettronica. Il trombettista ha lavorato molto anche come sideman, con Horace Silver, Vincent Herring, Tim Berne, Don Byron, il Bread and Puppet Theater e il gruppo Masada di John Zorn, diventando uno dei protagonisti assoluti dell'importante scena musicale definitasi a New York negli anni Ottanta, caratterizzata dalla molteplicità di influenze ed ispirazioni in grado di inglobare tanto la vicenda del jazz quanto quelle della tradizione del klezmer, dell'elettronica e della tradizione accademica europea. Ha inciso moltissimi dischi: l'ultimo, appena uscito per la Bluebird/RCA è Freak, con il settetto.

Dave Douglas Septet: Imola BO (17/3).


Di Puccio/Birro/Ghetti/Fabbri

foto: Stefanelli & Botticelli
Alessandro Di Puccio Quartet L'inconfondibile, raffinatissimo sound del celebre Modern Jazz Quartet rivive grazie ad una formazione veneto-toscano-romagnola che evita però accuratamente il mero calligrafismo stilistico. Il quartetto italiano mescola sì, al pari dell'illustre predecessore, il linguaggio del jazz con influenze della cultura classica europea, ma riesce a far emergere una propria personalità espressiva, frutto dell'incontro delle singole, spiccate individualità.
Nella speciale circostanza Alessandro Di Puccio, Paolo Birro, Paolo Ghetti e Alessandro Fabbri allargano il proprio organico al poderoso sax di Piero Odorici, uno dei migliori solisti italiani di estrazione bop, così come lo stesso Modern Jazz Quartet si aprì più volte a significativi contributi esterni.

Di Puccio/Birro/Ghetti/Fabbri Quartet + special guest Odorici "Echoes of MJQ Plus": Bologna (26/2).


Franco D'Andrea/Luis Agudo

foto: Stefano Galvani
Franco D'Andrea Non certo da oggi, Franco D'Andrea è una delle massime espressioni del jazz italiano ed europeo tutto, un musicista in grado di affrontare in sicurezza molteplici contesti, dal piano solo (una recente maratona discografica solitaria, prodotta dalla Philology, si è aggiudicata il primo posto del "Top Jazz 2002", il referendum del mensile Musica Jazz, tra i migliori dischi italiani) ad ampi organici. Senza contare gli innumerevoli, proficui incontri con jazzisti d'oltre confine, fra cui quello, anch'esso recente, con il violoncellista olandese Ernst Reijseger, culminato nella realizzazione dell'album della Winter & Winter I Love You So Much It Hurts. Più antico è il sodalizio fra D'Andrea e il percussionista argentino Luis Agudo; e benché sia documentato da un solo album, il Red Records Enrosadira del 1992, è una di quelle esperienze di ascolto che sono diventate un classico. La collaborazione fra i due musicisti è infatti solida e si è manifestata anche in altri ambiti, sempre sorretta da un confronto all'insegna di un dialogo profondo e sincero.

Franco D'Andrea/Luis Agudo Duo: Rimini (6/4).

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