John Surman/Jack DeJohnette
foto: Roger Elliott/ECM
John Surman (nato nel 1944 a Tavistock) è uno dei più importanti jazzisti inglesi, maestro nel suonare sax soprano, clarinetto, clarinetto basso, ma soprattutto il sax baritono, cimentandosi spesso anche in esperimenti con il synthesizer.
Ha suonato nel 1969 nell'album Extrapolation di John McLaughlin e ha formato nel 1970 il gruppo di free jazz The Trio con Barre Phillips e Stu Martin. Ha fondato il trio di soli sassofoni SOS con Mike Osborne e Alan Skidmore, ha lavorato con Mike Westbrook fino alla metà degli anni Settanta, poi con Graham Collier, Mike Gibbs, Dave Holland, Chris McGregor, la ballerina Carolyn Carlson, Stan Tracey, Karin Krog e gli Azimuth. È stato leader del Brass Project e di un quartetto comprendente il pianista John Taylor (Stranger Than Fiction, ECM 1994), ha composto e suonato per quartetti d'archi e orchestre sinfoniche (Coruscating) e si è esibito e ha registrato parecchie volte in solo facendo uso della tecnica dell'overdubbing.
Con Jack DeJohnette (Chicago, 1942), uno dei massimi batteristi del jazz moderno, partner di maestri come Miles Davis, Bill Evans e Keith Jarrett, ha una lunga anche se intermittente collaborazione che ha portato a risultati di grande intensità espressiva (The Amazing Adventures Of Simon Simon, 1979, ECM). Recente testimonianza della splendida intesa Surman-DeJohnette, gli album ECM Invisible Nature, registrato dal vivo nel novembre del 2000, e il nuovissimo Free and Equal, inciso con l'apporto dell'ensemble London Brass.
John Surman/Jack DeJohnette Duo: Rimini (24/2).
Assif Tsahar/Cooper-Moore
Con le radici ben piantate nella cruciale esperienza del free jazz, filtrata però dalla personale sensibilità dei suoi artefici, è il duo formato dal sassofonista di origini israeliane Assif Tsahar e dal pianista-percussionista Cooper-Moore. Tsahar è oggi uno dei nomi di punta dell'avanguardia jazzistica newyorkese, con alle spalle tra l'altro significative esperienze con varie formazioni dirette dal contrabbassista William Parker, fra cui la Little Huey Creative Music Orchestra, nelle cui file ha militato anche il pianista Cooper-Moore, altra personalità di spicco della nuova scena della Big Apple, coinvolto anche in progetti di Butch Morris, maestro delle conductions.
Assif Tsahar/Cooper-Moore Duo: San Lazzaro di Savena BO (30/3).
Greg Osby/Jason Moran
foto: Bill Douthart
Greg Osby e Jason Moran sono fra i compositori e improvvisatori più autorevoli dell'attuale scena jazzistica newyorkese. Moran (Houston, 1975) da cinque anni è diventato il pianista di Osby (St. Louis, 1960), e come leader ha al suo attivo tre album considerati fra le più belle espressioni del pianismo contemporaneo (Soundtrack to Human Motion, Black Stars e Modernistic). La sua cultura enciclopedica, l'atteggiamento disinibito davanti a qualsiasi materiale di base, la conoscenza approfondita dell'intera storia del jazz con aperture verso la musica europea e la pop music, lo fanno considerare autore-chiave del jazz dei prossimi anni. Osby ha condiviso le idee e lo slancio vitale del primo M-BASE a fianco di Steve Coleman, Geri Allen e Gary Thomas. Il suo stile sassofonistico post-Charlie Parker, angoloso, affilato, privo di enfasi sentimentale, ben rappresenta le nuove tensioni urbane della comunità nera newyorkese. Dopo una parentesi hip-hop è tornato recentemente al jazz con opere di grande impegno e innovazione (Zero, Invisible Hand, Inner Circle, tutti per la Blue Note).
Greg Osby/Jason Moran Duo: Castel San Pietro Terme BO (9/3).
Lee Konitz
Da adepto di Lennie Tristano, il filosofo del cool jazz, ad autentico globetrotter del jazz, capace di far cantare il suo sax alto nei contesti più disparati (dal nonetto di Miles Davis alla big band di Stan Kenton, dal jazz sperimentale di Paul e Carla Bley alle collaborazioni con Warne Marsh, Derek Bailey, Enrico Rava, Michel Petrucciani, Kenny Wheeler, Dave Holland, Bill Frisell...), Lee Konitz è uno di quei jazzisti mai paghi delle proprie conquiste, sempre alla ricerca di nuove avventure sonore. L'ultima di queste avventure si chiama String Project e vede in campo, accanto al settantacinquenne sassofonista americano (è nato a Chicago il 13 ottobre del 1927), l'austriaco Spring String Quartet e, in qualità di arrangiatore, Ohad Talmor, già autore nella metà degli anni Novanta di una "Suite for Konitz" per un ensemble di impianto cameristico. Oltre a svolgere attività come compositore e arrangiatore, Talmor è anche un apprezzato sassofonista e in questa veste ha collaborato con Dave Douglas, Chris Potter, Chris Speed, Jim Black e altri solisti dell'area newyorkese. Al contrario di più o meno riusciti tentativi di mescolare i mondi della musica classica con il jazz, il Lee Konitz String Project pone entrambi sullo stesso piano, alla ricerca di una effettiva integrazione e nel rispetto delle rispettive specificità.
Lee Konitz String Project: Rimini (13/3).
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